“Bellamè, dieci anni dopo il terremoto”: L’Aquila di oggi, in foto

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Si intitola “Bellamè, dieci anni dopo il terremoto” il progetto fotografico che racconta L’Aquila dieci anni dopo il sisma, firmato dal collettivo pescarese MOOD Photography di Stefano Schirato, Simone Cerio e Marco Di Vincenzo

«Un terremoto, a differenza di un evento più o meno accidentale localizzato, sconvolge tutti gli aspetti del territorio fisico e umano». Con queste parole il collettivo pescarese MOOD Photography commenta la tragedia che il 6 aprile ricorre a L’Aquila. Sono passati ben dieci anni dalla scossa che cambiò il volto (e il cuore) del capoluogo abruzzese. «Lo sciame sismico – scrive il collettivo – ha modificato oltre che il territorio naturale anche il tessuto sociale, ancora più impattante per la vita quotidiana degli abitanti. Ma la trasformazione è una caratteristica fondamentale di un evento traumatico. La memoria converte il dramma in un’opportunità di cambiamento. Tutto è da ridire».

Ed è su questo solco resiliente che MOOD Photography ha scelto di raccontare l’oggi, il nuovo, i giovani. Protagoniste di questa narrazione che ha dato vita al progetto “Bellamè, dieci anni dopo il terremoto”, cinque storie rappresentative della nuova generazione aquilana, quella che a distanza di dieci anni dal sisma ha saputo reinventarsi, diventare altro. Partendo da una vera ricostruzione della propria identità. Ad animare il progetto Stefano Schirato e Simone Cerio accanto a Simona Budassi, Alessandro Battista e Corrado De Dominicis. Il vernissage della mostra collettiva indoor è previsto a Pescara il 6 aprile alle ore 18.30 presso la sede di MOOD Photography (via dei Marrucini 84), e contemporaneamente, outdoor si potrà ammirare l’installazione delle opere fotografiche lungo il muro che costeggia via Lago di Campotosto, sul quale saranno affisse dieci foto di “Bellamè” (formato 3×3). Successivamente il progetto si sposterà all’Aquila (CaseMatte).

L’Aquila. Paolo guarda il panorama della città dall’altura in località Madonna Fore.

«Quello che ha colpito L’Aquila nel 2009 porta con sé non solo l’immediatezza della morte, ma la certezza di una rivoluzione che riguarda ogni singolo sopravvissuto», prosegue il collettivo. Così, i fotografi di MOOD raccontano storie simbolo di un futuro in evoluzione, come quella di Paolo e Gabriella, i bambini nati proprio nell’aprile del 2009 (la seconda proprio nella notte del sisma) che la fotografa Simona Budassi ha seguito con l’occhio del suo obiettivo alla scoperta dei luoghi dove hanno vissuto dopo il terremoto per il progetto “Come l’alba per la notte».

È sulla faglia di Paganica che ha scatenato il terremoto alle 3:32 del 6 aprile 2009, invece, che si colloca il progetto “Lungo la linea rossa” di Alessandro Battista. «Quello che colpisce – spiega il fotografo – camminando su un percorso ideale che corre lungo la linea di faglia, è il mescolarsi di un paesaggio oramai pressoché immobile da dieci anni. Si percepisce nell’aria una certa tensione, è come se si avvertisse la presenza di un grande gigante che dorme nel sottosuolo di Paganica e che in qualunque momento potrebbe svegliarsi». 

«Una intera generazione è nata in quel periodo – scrive la giornalista Tiziana Pasetti – un periodo senza basi solide, senza elementi fisici ai quali poter ancorare i ricordi futuri della propria storia». Questo è il focus del lavoro di Stefano Schirato intitolato “La mia testa è piena di ricordi che non ho”, dove a parlare sono i volti dei bambini di ieri, che hanno vissuto i primi  anni della loro vita all’interno di luoghi oggi inesistenti, come le tendopoli. La parte testuale e il titolo del progetto sono proprio a cura della Pasetti, che ha saputo restituire in poesia il mood degli scatti di Schirato.

Una seduta di pittura e installazione all’interno dell’Accademia di Belle Arti de L’Aquila. L’edificio è stato uno dei rari stabili a non aver subito danni durante il sisma del 2009, e per questo si è trasformato nel tempo in punto di ritrovo per la classe giovanile locale e non solo.

Il progetto delle New Town, nuclei abitativi costruiti spesso a decine di km di distanza dai centri storici dei paesi, ha generato una frammentazione del tessuto sociale aquilano. Fenomeni di depressione di massa, suicidi e altri problemi psicologici si sono riscontrati in quasi tutte le neo-abitazioni. Ma una nuova classe intellettuale sta nascendo, per impegnarsi a ricreare coesione sociale all’interno dei centri storici dei paesi colpiti. È questo il tema del progetto di Simone Cerio, “Ci vediamo lì”.

Corrado De Dominicis, infine, si concentra su RadioStella180, la web radio dell’Associazione 180amici Onlus di L’Aquila. Nata con l’idea di dare voce ai ragazzi del Centro Diurno Psichiatrico dell’Aquila, nel periodo del sisma è diventata strumento per dare voce a chi non ha voce. Non a caso il suo progetto fotografico si intitola “Centottanta”.

MOOD Photography nasce a Pescara nel 2013 dalla volontà di tre fotografi abruzzesi: Stefano Schirato, Simone Cerio e Marco Di Vincenzo con l’intento di fondare un polo importante di idee legate all’immagine, una factory di progetti innovativi per la cultura fotografica nel panorama italiano. Lo Spazio Mood non è una semplice scuola di fotografia che organizza corsi ma si pone l’obiettivo di far diventare la propria sede a Pescara in via dei Marrucini 84, una vera e propria “casa della fotografia” dove organizzare workshop, incontri con autori internazionali, laboratori fotografici, promuovere mostre personali e collettive, “respirare” fotografia.

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