Un’Hopera di luppoleto

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Tra la Val Vomano e la Val Tordino, il luppoleto più grande d’Abruzzo: 1,2 ettari sui quali crescono le qualità Cascade e Chinook. È il mondo di Hopera, l’azienda agricola di Antonella Marrone, che sul luppolo e la birra ha basato un’intera linea di prodotti alimentari

Di Daniele Galli

C’è un certo fermento in tutto l’Abruzzo attorno al settore brassicolo, sull’onda entusiastica che ha travolto negli ultimi anni l’Italia intera, con un fiorire rigoglioso di birrifici micro e artigianali in tutte le province. Sul fiore della birra, il luppolo, sembra invece si stia concentrando un’attenzione imprenditoriale tutta al femminile.

Antonella Marrone

Abruzzo Economia vi ha fatto già conoscere, qualche mese addietro, la giovane impresa di Sara Aromatario, che a venti anni è riuscita a far nascere e crescere i filari di luppolo della Mappavel’s sopra i 1.300 metri d’altitudine di Castel del Monte (AQ). Altrettanto operosa è a Marrone, che a Casal Thaulero (TE) ha impiantato la sua Hopera, azienda agricola che sul luppolo, abbinato o meno alla birra, ha basato un’intera linea di prodotti alimentari. «Giocando con le parole – spiega lei, ricordando che hop è la traduzione in inglese di luppolo – mi piace pensare all’avvio di una nuova era di questa coltura. E non potrebbe che partire dalle donne, dalla nostra voglia di metterci in gioco e di sperimentare altri sbocchi per questa pianta: gli uomini la coltivano per farci la birra, Sara (Aromatario, Ndr.) ci tinge la lana, io ci cucino».

«Un’energia tutta nuova», generata comunque dalla sinergia con l’altro sesso. Il marito dell’imprenditrice trentasettenne, Guido Garzia, unisce da anni la sua passione artigianale per la birrificazione con l’attività dell’azienda di famiglia, pluridecennale produttrice di cereali e ortaggi. Quando, nel 2016, Antonella ha interrotto il suo impiego in un’impresa edile, ha deciso di assommare la propria vocazione per la cucina con quella del consorte, dando vita sui terreni tra la Val Vomano e la Val Tordino al luppoleto più grande d’Abruzzo: 1,2 ettari sui quali crescono le qualità Cascade e Chinook.

Un progetto di beer firm¸ poi nel 2017 il primo insediamento si è concretizzato grazie ai fondi regionali del Piano di sviluppo rurale che ha permesso di raccogliere 200 quintali di prodotto fresco. Divenuti 600 l’anno successivo e poi 2,5 tonnellate. «Tra i nostri segreti – rivela Antonella – c’è la vicinanza di un piccolo torrente alle nostre colline, che conferisce al terreno la giusta umidità per coltivare il luppolo, l’orzo e le materie prime che conferiamo a un birrificio di Pedaso, rigorosamente agricolo per mantenere la linea autentica che prediligiamo». Hopposti è l’etichetta con cui distribuiscono direttamente tre linee di birra artigianale fermentata in bottiglia: la american pale ale Radical Hopper, la bianca Navagio e la blond ale Diciasse17e. E da quest’autunno, a completare una produzione che nel 2020 mira ai 130 ettolitri, arriverà la black ipa Reloa

La nuova energia di cui sopra è stata capace anche di fondare una cooperativa, la Luppolo e Co., dedicata alla produzione e commercializzazione di luppolo e prodotti correlati alla brewery: «Orzo, frumento, grani e cerali antichi – spiega la coppia -. Attualmente abbiamo 11 aderenti da Friuli, Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio e Abruzzo, rappresentando con 13 ettari di luppoleti il soggetto con maggior coltivazioni in Italia. Cerchiamo di radunare quanti più produttori possibile, con l’obiettivo di ottimizzare i costi, scambiarci servizi a vicenda e raggiungere un protocollo di produzione comune tale da garantire un’alta qualità del prodotto finale». Giocando ancora con le parole, l’agricoltrice svela che negli opposti del suo brand risiede la voglia di sperimentare quanti più gusti si possano contrapporre all’amaro tipico del luppolo, partendo dal malto dolciastro della birra che usa per “impastare” prodotti dolci, salati, composte e perfino salumi.

Per saperne di più, leggi l’articolo completo su Abruzzo Economia n. 16

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