Guido Di Stefano, imprenditore e food lover

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Il re del Maglificio Gran Sasso si racconta ad Abruzzo Economia: «Io un fenomeno? Mi diverto così. E faccio conoscere il cibo buono»

Di Jolanda Ferrara

«Papà, quando mangi sembri un orco, fai ridere! Posta il video, vedrai che piace». Una scommessa nata con i figli tanto per scherzare. È cominciata praticamente così la carriera da food lover per Guido Di Stefano, imprenditore vibratiano di razza con una solida storia aziendale da onorare (il Maglificio Gran Sasso a Sant’Egidio alla Vibrata, settant’anni di attività, 4mila clienti nel mondo). In appena sei mesi ha pubblicato cinquanta video e battuto i suoi ragazzi (è padre di cinque figli dai 27 ai 17 anni) quanto a numero di follower: oltre 14mila storie pubblicate su Instagram e uno stuolo di imitatori più e meno noti (Vittorio Sgarbi, Saturnino, Amelia Cuomo, Natasha Stefanenko per fare qualche nome) e di ogni età che cercano di scimmiottare il suo stile aggressivo nel decantare la bontà dei piatti e dei prodotti del territorio: il “suo”, quello a cavallo tra Abruzzo e Marche, «un patrimonio gastronomico incredibile per il quale si fa pochissima promozione» sostiene convinto Di Stefano. A lui invece basta bucare lo schermo del cellulare con un godurioso «mmm… fa ammattì» davanti a qualche prelibatezza immortalata «con due riprese al volo». Ed ecco fioccare inviti, richieste di seguirlo su Instagram (su Facebook ha raggiunto da poco il limite di amicizie e non può aggiungerne di nuove), offerte pubblicitarie.

Insomma, Guido, ci volevano modi più rustici e decisi, stravolgere le regole del galateo e buttare all’aria fiumi di critica gastronomica paludata per fare propaganda al buono e al bello del “Made in Italy”?

«Secondo me la tavola è un momento di gioia, di felicità e di ristoro, tanto più se condivisa.
È un tempo scanzonato in cui si gioisce e questo può far rabbrividire qualche critico più serioso. Io propongo indistintamente stellati e osterie, scelgo quello che più mi piace. Vado senza avvertire e solo dopo che ho pagato e sono uscito, pubblico. Gli chef stellati da cui sono stato (basta scorrere la pagina e ritrovarlo in posa con i vari Niko Romito, Mauro Uliassi, Errico Recanati, Matteo Iannaccone, ndr) normalmente ripubblicano il mio video, per me è in segno di gratitudine e di affetto».

Mai accettato offerte per “recensire” posti o prodotti?

«Non mi interessa, come ho detto vado dove mi piace e lo faccio per divertimento. Sicuramente dove provo emozione, mi viene in mente lo chef Michele Biagiola nel maceratese (Signore te ne ringrazi, Montecosaro, ndr) che cucina le erbe da Dio».

Quindi va senza prima avvertire.

«Certo, e pago ogni volta. Può capitare che qualcuno mi riconosca, come Uliassi dove sono stato un paio di volte prima della terza Stella. Al momento ho un po’ allentato la frequenza per impegni di lavoro, ma non ho scadenze per farlo. Mi muovo liberamente e non solo in zona. A Napoli ho mangiato babà e pizza, ho fatto un paio di video che hanno avuto tantissimo successo, sono stato invitato dai titolari di quei posti a tornarci».

Cinquanta video pubblicati finora, i suoi assaggi veraci spopolano sui social, si parla di lei come di un fenomeno, un personaggio virale, un influencer. Si sente tale?

(ride) «L’approccio è aggressivo, è vero, ma l’obiettivo non è risultare raffinati. Promuovo
le eccellenze italiane per far conoscere il cibo buono. Le cose buone che qui in zona
si mangiano da sempre. I modi sono i miei e sono spontanei. Chi vuole guarda, nessuno è obbligato».

Trova adeguata la promozione della cultura agroalimentare del territorio?

«Tutt’altro che adeguata, si fa pochissima promozione. Abbiamo la fortuna di un patrimonio di sapori e tradizioni ma i turisti non sanno dove trovarli, manca la comunicazione. Fino a qualche anno fa in Ascoli non si sapeva chi preparasse le olive ascolane, eppure in America arrivano a pagare cinque olive di numero ben trenta dollari! Il turismo va guidato con la giusta informazione. In Francia, dove sono maestri nella promozione e nell’ospitalità, ogni paese presenta il suo artigianato, il suo piatto tipico. Qui chi lo fa?».

Per saperne di più, l’intervista completa su Abruzzo Economia #12 in edicola!

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