Beatrice Vecchioni, la diplomazia abruzzese al femminile

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Beatrice Vecchioni

Storia di una carriera tanto difficile quanto affascinante:
«Ogni quattro anni, si riparte da zero: città, casa, lavoro, colleghi e amici nuovi»

A cura di Raffaella Quieti Cartledge

Figlia del noto ambasciatore e scrittore Domenico Vecchioni, Beatrice è stata Vice Capo Missione presso l’Ambasciata d’Italia a Cipro dal luglio 2012 al maggio 2016, poi Capo dell’Ufficio Economico e Commerciale presso l’Ambasciata d’Italia a Bucarest e da marzo 2017, ricopre la carica di Vice Capo Missione presso la stessa Ambasciata.

Consigliere Vecchioni, cosa l’ha ispirata nella scelta di questa carriera?


«Sicuramente mio padre. Sin da piccola abbiamo sempre viaggiato, scoprendo nuove culture e aprendo le porte di mondi fino ad allora a me sconosciuti. Ad esempio, la nostra permanenza a Strasburgo mi ha consentito di affacciarmi, seppur con gli occhi di una bambina, alla diplomazia multilaterale e di scoprire tutti i meccanismi del Consiglio d’Europa. Sicuramente anche il fatto di aver frequentato varie scuole internazionali mi ha aperto gli orizzonti e ha scatenato in me quella curiosità che mi anima ancora oggi. Nel nostro felice periodo a Nizza, invece, mi sono appassionata al mondo della vela e ho avuto l’opportunità di navigare sulla nave scuola Amerigo Vespucci (sono stata una delle prime donne ammesse su una nave militare italiana) ma anche su altre imbarcazioni d’epoca come il Palinuro e Lelantina in occasione delle “Vele d’epoca di Imperia” o delle “Régates Royales” di Cannes. Anche il periodo cubano mi ha inseganto molto e mi ha consentito di scoprire, oltre alle sofferenze e alle sfide quotidiane di un popolo sotto il regime castrista, il colorato e allegro mondo caraibico. Tutte queste esperienze di vita mi hanno quindi portato a scegliere l’avventura e la possibilità
di trasferirmi all’estero. Ho scelto la carriera diplomatica per poter rappresentare l’Italia all’estero, per la molteplicità degli aspetti che permette di trattare (temi di politica, economia, diritto e cultura) ma anche per le diverse esperienze professionali che offre, lavorando nelle ambasciate e nelle rappresentanze permanenti dello Stato italiano all’estero o presso organizzazioni internazionali».

Quali sono le sfide e le opportunità di questa carriera in generale, e nello specifico, per una donna?


«Una carriera tanto difficile quanto affascinante. Ogni quattro anni, si riparte da zero: città, casa, lavoro, colleghi e amici nuovi. Il diplomatico
 deve sapersi integrare in queste nuove realtà e deve saper leggere il mondo che lo circonda in rapida evoluzione e cogliere il senso degli eventi al livello politico, economico, socio-culturale e giuridico, sia nella dimensione locale dei Paesi dove presta servizio, sia a livello internazionale. Deve, quindi, essere un osservatore attento e consapevole, ma anche un eccellente negoziatore capace di comunicare in lingue straniere e reagire rapidamente in casi di emergenza. Insomma, queste sono le sfide con le quali ci confrontiamo quotidianamente, ma si complicano ulteriormente. Oltre alle qualità professionali
 e morali del diplomatico, la donna in carriera è, molto spesso, anche una moglie e una mamma, e, in questo caso, la sfida più grande è quella di poter conciliare
la carriera e la
vita di famiglia,
il tutto in sedi
estere e lontane.
 Bisogna, inoltre, prendere in considerazione il fatto che siamo una minoranza, rappresentiamo circa il 20% del corpo diplomatico italiano. Proprio per valorizzare la componente femminile. Proprio per valorizzare la componente femminile della dirigenza del Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale e per contribuire a realizzare compiutamente la parità e le pari opportunità, è nata, quindici anni fa, l’Associazione Donne Italiane Diplomatiche e Dirigenti (DID), di cui faccio parte e che ringrazio per il costante sostegno, per la preziosa solidarietà e per le numerose iniziative nei rapporti con l’Amministrazione».

Nancy Pelosi, il noto personaggio politico statunitense di origine abruzzese, sostiene che le donne portano intuizione, dedizione ed efficienza sul posto di lavoro e le incoraggia a conoscere la propria “forza”.
È d’accordo con queste affermazioni?

«Certamente. Sicuramente l’attitudine naturale delle donne alla tolleranza, alla solidarietà, alla capacità di dialogo e alla flessibilità sono elementi che aiutano sul posto di lavoro. Nonostante ciò, poche donne raggiungono posizioni apicali perché costrette a dover scegliere tra lavoro e devono quasi mai confrontarsi proprio perché possono contare su una donna. È un cane che
si morde la coda. È tempo di spezzare questo circolo vizioso ed offrire le stesse opportunità alle donne. L’introduzione di un lungo congedo paternità potrebbe, ad esempio, già cambiare qualcosa e riequilibrare le prospettive nel mondo del lavoro».

La versione integrale dell’intervista è in edicola, pubblicata sul n. 7 della nuova edizione di Abruzzo Economia.

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