Un abruzzese a capo della multinazionale leader del settore impiego

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Il pescarese Federico Vione, CEO degli Stati Uniti, Regno Unito e Irlanda per The Adecco Group

Federico Vione rivela i segreti del successo della Adecco e consiglia le migliori strategie per i giovani alla ricerca di lavoro

Di Raffaella Quieti Cartledge

Già amministratore delegato del gruppo Adecco in Italia, il pescarese Federico Vione è
attualmente CEO degli Stati Uniti, Regno Unito e Irlanda per The Adecco Group, la compagnia multinazionale per soluzioni del lavoro, con 33.000 impiegati e 5.000 uffici in circa 60 Paesi nel mondo. Ecco a voi l’intervista che ha rilasciato ad Abruzzo Economia.

Federico Vione, a cosa attribuisce il successo della Adecco nel raggiungere profitti così alti in un settore competitivo e ciclico come quello dell’impiego?
«Attribuisco il successo del gruppo a tre principali elementi. Innanzitutto alle economie di scala: essendo una multinazionale da 23 miliardi di euro riusciamo a raggiungere dei livelli di efficienza molto elevati. In secondo luogo ai grandi investimenti nell’innovazione e
digitalizzazione, che ci consentono di aumentare continuativamente la nostra produttività.
Terzo elemento vincente, infine, la specializzazione: abbiamo aziende specializzate in settori dove la marginalità è superiore: Modis nell’ IT e Engineering, Spring nel middle management, Badenock & Clark nei profili dirigenziali, LHH nell’outplacement e Career Counselling».

In che modo il web ha influenzato le assunzioni del personale da parte delle aziende? La facilità di pubblicizzare opportunità di lavoro online ha indebolito alcune relazioni tra aziende e aumentato la competizione nel vostro settore?
«In realtà il reale fattore di successo della nostra azienda erano e rimangono le relazioni
umane tra i nostri consulenti, i clienti e i candidati. Vero, l’online ha semplificato alcune fasi del processo di selezione, ma in realtà siamo in un settore che si focalizza sulle persone ed il contatto umano per noi rimane fondamentale. Certamente, il web ha incentivato la Adecco a realizzare nuove iniziative per catturare settori del mercato del lavoro che erano fino a quel momento inesplorati. Penso all’hospitality (ristoranti, catering, hotel), al retail e a tutti quei settori dove la durata delle missioni di lavoro è molto breve e in precedenza non riuscivamo a realizzare profitti. Abbiamo lanciato Adia, azienda totalmente digitalizzata, una Uber dello staffing. Tramite una applicazione i nostri clienti possono reclutare il personale, convocarlo al lavoro e retribuirlo; il tutto realizzabile con pochi click. Abbiamo anche lanciato YOSS, focalizzata sui i free-lance; le aziende possono, cosi, avvalersi di personale specializzato che può lavorare in remoto su propri progetti specifici: un enorme mercato dove non eravamo presenti».

La Adecco ha il polso della situazione dell’economia. Cosa ci può dire in breve sulle stime delle inflazioni degli stipendi negli Stati Uniti e nel Regno Unito?
«Il mercato degli Stati Uniti sta vivendo una fase di espansione ormai da 8 anni, una delle più lunghe della storia, questo sta portando ad una riduzione della disoccupazione storica con conseguenti grandi difficoltà delle aziende a reclutare il personale e, quindi, competizione nel riuscire ad attrarre. Di conseguenza gli stipendi si stanno alzando in maniera sensibile e prevediamo che questo trend continui anche nel corso del prossimo anno. Anche nel Regno Unito la disponibilità di personale è molto scarsa; principalmente in seguito alla Brexit non si riesce più ad attrarre personale dall’estero e chi ha un lavoro non lo cambia a causa della grande incertezza sul futuro. Anche in questa circostanza gli stipendi tendono ad aumentare».

I giovani trovano il mercato del lavoro molto più competitivo di quanto non fosse in precedenza. Quali consigli può dare a coloro che hanno difficoltà a trovare lavoro o, meglio, un “buon” lavoro?
«Il mercato oggi è molto dinamico, ci sono opportunità anche in Italia dove stiamo crescendo ben oltre il 20%. Attualmente ci sono molti più canali per muoversi nella ricerca; tramite i siti del lavoro, si riesce ad avere visibilità su tutte le opportunità presenti. Bisogna quindi
monitorare continuamente e proporsi per le posizioni di nostro interesse. Oggi bisogna anche imparare a costruirsi la propria digital reputation; i selezionatori, infatti, sono in grado di scoprire molto su di noi in rete».

La versione integrale dell’articolo è in edicola, Abruzzo Economia #6, nuova edizione

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