Quando il counselor entra in azienda
Alla scoperta di una figura professionale poliedrica e ricca di possibilità applicative. Nell’ambiente lavorativo, scolastico, religioso, ospedaliero, all’insegna di una profonda empatia.
«Favorire lo sviluppo e l’utilizzo delle potenzialità del cliente, aiutandolo a superare quei problemi di personalità che gli impediscono di esprimersi pienamente e liberamente nel mondo esterno». E ancora: «consigliare gli altri, sia nell’ambiente scolastico, religioso, ospedaliero o aziendale, richiede una profonda empatia, la comprensione del carattere e delle tensioni interne della personalità, la capacità di accettare e rispettare gli altri senza falsi moralismi, l’umiltà di non imporre le proprie scelte di vita».
Questo il compito del counselor, seguendo la descrizione che se ne dà nelle note introduttive de L’arte del counseling – Il consiglio, la guida, la supervisione, a firma di Rollo May (1909-1994), pubblicato nel 1939, volume caposaldo per avvicinarsi all’attività di questa figura professionale, presenza importante nella nostra contemporaneità, nei suoi molteplici campi d’azione.
Le origini del counseling e il suo sviluppo fino a oggi
Una storia, quella del counseling, che parte da lontano e arriva ai giorni nostri. Ereditando il contributo di studiosi quali, oltre a Rollo May: Carl Rogers, ideatore delle “teoria della persona” secondo la quale la persona è al centro della seduta e crede che ogni individuo abbia la capacità di auto-guarirsi; il Voice-Dialogue ideato da Hal e Sidra Stone negli anni ‘70 del Novecento che accompagna alla ricerca dei tanti “sé” che esistono in noi, come in una sorta di “condominio interiore”; fino agli assiomi della comunicazione di Watzlawick e ai principi della comunicazione ecologica ideati da Jerome Liss, siamo negli anni ‘90 sempre del Novecento.
In Italia la figura del Counselor vanta quarant’anni di presenza e attività e di recente gli è stata dedicata una prima ricerca sociologica, rapportata appunto al panorama italiano, a cura dell’Università Roma Tre, in collaborazione con Reico – Associazione professionale di Counseling. Si intitola La cultura del Counseling e il Counselor Reico, a cura di Andrea Casavecchia e Emanuele Carbonara.
Si legge nella ricerca: «Quella del counselor può considerarsi una professione poliedrica e ricca di possibilità applicative, in quanto può essere esercitata in diverse aree di intervento come la scuola, la famiglia, la sanità, l’ambito della disabilità, il lavoro e con soggetti differenti come individui singoli, gruppi, coppie e famiglie».
Senza dimenticare la figura del «counselor aziendale, molto richiesta e conosciuta, in grado di aiutare il team di lavoro a sviluppare certe competenze per migliorare l’atmosfera lavorativa e raggiungere determinati obiettivi» come viene specificato sempre nella ricerca.

Chi è il counselor e in quali ambiti opera
E quindi, chi è e cosa fa il Counselor? In quali ambiti opera e come può intervenire in un contesto aziendale? La risposta arriva da Avalon Formazione, centro di riferimento in Abruzzo – nonché con interventi sul territorio nazionale – per l’ambito di riferimento.
Qui si opera seguendo un approccio al counseling basato sulla Media-Comunicazione®. La Media-Comunicazione è un modello teorico elaborato da Zuleika Fusco che mira alla formazione di Esperti Umanisti nella Ricerca e nella Trasformazione, anche con una scuola di Counseling perché «mai come in questo momento è importante investire nella formazione, nell’ascolto e nella scoperta delle risorse per la gestione delle proprie e altrui difficoltà» come sottolineano da Avalon Formazione.
Counselor e relazione d’aiuto: setting, empatia e normativa
«Quella del counselor è ancora una professione relativamente nuova e c’è il rischio che venga confusa con l’attività di un generico formatore che indottrina all’uso di tecniche di comunicazione molto persuasiva, anche vagamente manipolativa – aggiungono da Avalon -. Il counseling è una relazione d’aiuto professionale che si basa sull’empatia.Tutta l’attenzione è centrata sul cliente affinché questi focalizzi le risorse che possono aiutarlo a superare il particolare momento di disagio che sta attraversando. Naturalmente si tratta di un obiettivo che si raggiunge progressivamente, seppur in un arco di tempo limitato, sul setting.
Il setting è lo spazio in cui si instaura la relazione tra counselor e cliente, è un ambiente “protetto” in cui il cliente può sentirsi libero di esprimere le sue fragilità e d’altra parte il counselor sarà pronto ad accudirle via via che emergeranno». Avalon Formazione è affiliata Ancore – Associazione nazionale counselor relazionali, associazione professionale di categoria.
La figura del counselor è disciplinata dalla legge 4/2013 e si inquadra nell’ambito delle professioni non ordinistiche (o libere professioni). Di recente l’Istat ha inserito all’interno della classificazione delle attività economiche (Ateco) un codice specifico dedicato ai servizi di counseling (88.99.01).
Il modello della Media-Comunic-Azione®: principi e approccio
La Media-Comunic-Azione® dunque, si fonda su alcuni concetti chiave che possono essere facilmente richiamati dall’analisi dello stesso nome. A partire dalla mediazione, intesa su un piano socio-relazionale come la risoluzione pacifica del conflitto con l’altro. Secondo l’approccio mediacomunicativo, inoltre, maschile e femminile non sono due aggettivi riferiti rispettivamente all’uomo e alla donna, ma due energie presenti in ognuno di noi, due qualità dell’essere incarnate nei due emisferi che costituiscono il cervello.
Il principio maschile rappresenta la nostra dimensione logica, ed è orientato al “fare”, all’azione. Il principio femminile è l’energia del “sentire”, legata all’intuizione e alla percezione di una dimensione sottile e sensibile. Il termine Media è inteso come Strumento: nell’approccio mediacomunicativo, infatti, si fa ricorso ad una serie di tecniche proprie di modelli teorici di riferimento diversi. La comunicazione, infine, è vista come il processo in cui si realizza la trasformazione, il ponte tra il mondo di dentro e quello di fuori, tra sé e l’altro.
Perché il counselor è una risorsa preziosa in azienda
Avalon propone quindi percorsi formativi che, a livello privato e aziendale, favoriscono l’espansione del potenziale umano, grazie all’attività del Counselor mediacomunicativo, un «professionista esperto di comunicazione e gestione delle relazioni interpersonali – come sottolineano sempre da Avalon – nonchè un esperto di problem solving e di pensiero divergente, che esercita in ambito privato, sociale, nella formazione e nei contesti organizzativi».
E quindi, perché il counselor in azienda? «Lo scenario attuale dei contesti organizzativi si confronta con la crisi dei valori tradizionali d’impresa, una nuova cultura imprenditoriale e nuove professioni. Fino a globalizzazione e competizione e rincorsa all’innovazione. Con la necessità di ideare nuove strategie per favorire le performance in azienda» spiegano da Avalon Formazione.
E aggiungono: «Perchè il counselor in azienda? Perché la persona è il vero protagonista del processo organizzativo e del suo tempo. Perché favorire il benessere psicofisico dell’individuo significa non solo migliorare la qualità della sua vita, ma avvalersi di un professionista in armonia con il contesto in cui vive e lavora e motivato a dare il meglio. Per contribuire alla formazione della cultura d’impresa: uno dei veicoli del successo aziendale».
Counseling aziendale: aree di applicazione e benefici concreti
Avalon si rivolge quindi alle medie, piccole e micro imprese del settore privato. «L’individuazione dei soggetti coinvolti nei diversi interventi dipenderà, di volta in volta, dallo specifico intervento selezionato in relazione all’obiettivo da perseguire: in tal senso possono essere interessati tanto i dirigenti ed i quadri quanto il personale dipendente e gli addetti al contatto con la clientela. Nelle realtà medio-piccole, spesso la netta distinzione tra ruoli e funzioni resta puramente teorica, ed è frequente che una stessa persona occupi più di una posizione: la flessibilità di questo approccio è quindi un’importante attestato della centralità dei destinatari nella nostra modalità di intervento» sottolineano i responsabili di Avalon formazione.
I campi di applicazione e intervento sono: team building, leadership, comunicazione efficace, empowerment, problem setting e problem solving. L’orientamento alla formazione e selezione del personale prevede: bilancio delle competenze; replacement. Con intervento sul disagio per gestire e risolvere pacificamente i conflitti, per prevenire e contenere casi di mobbing e burn-out, nonché con supervisione individuale e di gruppo, a supporto del management.
Articolo a cura di Alessandro Ricci



