La sfida educativa della Fondazione Santa Caterina
In un mondo che cambia troppo in fretta, l’educazione rischia di restare indietro. Eppure ci sono luoghi dove l’infanzia non è solo accolta, ma ascoltata, coltivata, accompagnata. Uno di questi luoghi si trova a Pescara, e si chiama Fondazione Santa Caterina – Istituto Domus Mari.
Questa realtà educativa non profit nasce da un’intuizione semplice ma rivoluzionaria: mettere davvero al centro il bambino, partendo dal riconoscimento del suo valore unico e irripetibile, per condurlo lungo un cammino di crescita basato sull’esperienza e sulla relazione proficua con l’adulto di riferimento. Una scelta che nel tempo si è trasformata in modello organizzativo, visione condivisa e impatto concreto sul territorio. Una vera “impresa sociale”, nel senso più pieno e autentico del termine.
Un’idea nata dal basso che diventa sistema
È difficile immaginare oggi che tutto sia iniziato con un gruppo di genitori. Uomini e donne che non si sono limitati a scegliere una scuola per i propri figli, ma hanno deciso di crearne una, immaginandola come una comunità educante in cui la famiglia e la scuola camminano insieme. Una scuola cattolica, sì, ma soprattutto umana. Capace di costruire relazioni profonde, significative, tra adulti e bambini.
Oggi, quella visione iniziale è diventata una missione educativa solida, attenta ai cambiamenti della società e dei bisogni familiari. «La priorità – spiega Mariangela Trivisani, presidente della Fondazione – è rafforzare l’alleanza educativa con le famiglie, riaffermando il ruolo della scuola come luogo di crescita umana, prima ancora che formativa. Una crescita basata sull’esperienza, sulla fiducia, sul confronto quotidiano con adulti che sappiano esserci davvero».

Governance partecipativa: un modello da osservare
Nel mondo dell’impresa, si parla spesso di stakeholder engagement, leadership condivisa, capitale umano.
La Fondazione Santa Caterina, senza proclami, ne è un laboratorio concreto. Alcuni genitori partecipano attivamente alla governance con la propria disponibilità volontaria e gratuita, altri supportano e sostengono l’operatività quotidiana a seconda della propria inclinazione o in occasione di eventi che coinvolgono tutta la scuola e le famiglie. Ma il coinvolgimento va oltre la specifica attività, diventa occasione per far crescere il senso di appartenenza e di corresponsabilità, nella cura di ogni dettaglio, per rendere visibile quella “bellezza” che l’educazione può ancora portare al centro della comunità.
La sfida, oggi, è rendere questo modello partecipativo sempre più inclusivo, capace di rigenerarsi e di attrarre nuove energie. Perché, come ricorda Trivisani, «non possiamo aspettarci un cambiamento se non siamo disposti, noi adulti, a metterci in gioco in prima persona».
Impresa educativa, impatto reale
I numeri confermano che il modello funziona. Con 290 alunni iscritti tra scuola dell’infanzia e primaria, 220 famiglie coinvolte e uno staff composto da 50 dipendenti – tra cui circa 28 docenti, una coordinatrice didattica, due segretarie (una amministrativa e una didattica) e altro personale non docente – la scuola ha ormai raggiunto la sua capienza massima.
«Il numero sempre crescente di iscrizioni – sottolinea Mariangela Trivisani – ci induce a pensare di essere sulla strada giusta per diventare una scuola di riferimento per la comunità locale e di poter attuare anche delle strategie di crescita e sviluppo nella speranza di continuare a migliorare la qualità del nostro contributo e soprattutto la quantità, interrogandoci sull’opportunità di trovare ulteriori spazi per il futuro e far fronte alle tante domande di iscrizione che ad oggi non possono essere accolte».
Ogni anno l’offerta si arricchisce di attività pomeridiane – sportive, artistiche, musicali – pensate per rispondere alle esigenze dei genitori lavoratori e, al tempo stesso, offrire ai bambini esperienze di crescita in un contesto ludico e sicuro.
L’ottenimento della certificazione Cambridge per l’insegnamento dell’inglese ha rappresentato un ulteriore salto di qualità, intercettando una domanda crescente e rafforzando il posizionamento dell’istituto come punto di riferimento per il territorio. Ma ora il tema è la crescita. Come rispondere alla domanda in aumento? Come continuare a garantire qualità e accessibilità senza snaturare l’identità originaria?
Sostenibilità economica e relazioni strategiche
Il 2024 ha segnato un punto di svolta per la governance della Fondazione, con l’avvio di una strategia di comunicazione orientata alla trasparenza. Una scelta che non riguarda solo il marketing, ma la volontà di condividere il percorso, le sfide, le decisioni con tutta la comunità educante.
Sul fronte economico, la sostenibilità resta il nodo centrale. Per la prima volta, accanto a un necessario aumento delle rette, è stato attivato un bando per borse di studio, grazie al sostegno di imprese ed altri enti non profit del territorio. Un gesto che apre la strada a nuove possibili alleanze tra mondo profit e non profit. «Siamo convinti – afferma Mariangela Trivisani – che il futuro della scuola passi anche attraverso una maggiore collaborazione con il tessuto imprenditoriale locale. Investire nell’educazione significa investire nel capitale umano, nella coesione sociale, nella cittadinanza attiva. È una responsabilità comune».
Un modello replicabile?
Per chi guarda al terzo settore con gli occhi dell’impresa, l’esperienza della Fondazione Santa Caterina offre spunti preziosi. La governance partecipativa, l’attenzione all’innovazione educativa, la costruzione di relazioni solide con le famiglie, la capacità di comunicare il proprio valore: sono tutte competenze manageriali che oggi fanno la differenza anche nelle aziende.
Ma c’è di più. In un’epoca in cui le organizzazioni cercano senso, motivazione, impatto, forse proprio l’impresa sociale può indicare una direzione nuova. Dove la parola “valore” torna a significare qualcosa che va oltre il profitto.
A Pescara, ogni mattina, 290 bambini attraversano un portone. Entrano in una scuola, certo. Ma entrano anche in una comunità, in una visione, in un’esperienza che li accompagna a diventare adulti consapevoli, fiduciosi, responsabili. È lì che, silenziosamente, sta nascendo un altro modo di fare educazione. E, forse, anche un altro modo di fare impresa.
Articolo a cura di Antonio Dionisio



