Con l’Intosso di Casoli al “Sol d’oro 2021” vince il territorio: tre gran menzioni a due aziende casolane, “terroir unico”

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Di Jolanda Ferrara

Con la varietà di oliva autoctona Intosso di Casoli sono ben tre (di quattro) le Gran menzioni riconosciute agli oli extravergine di oliva abruzzesi dal Sol d’Oro 2021, 19esima edizione del concorso internazionale di Verona che premia i migliori evo in cinque categorie di concorso (www. www.solagrifood.com).

Le gran menzioni Sol d’Oro 2021 riconosciute alla produzione abruzzese vanno a tre aziende in provincia di Chieti, due delle quali di Casoli. Si tratta del Trappèto di Caprafico Tommaso Masciantonio che ottiene due Gran menzioni in due categorie di concorso, Monovarietali (Intosso di Casoli in purezza) e Fruttato medio (con un blend a prevalenza Gentile di Chieti e Intosso). Gran menzione alla società cooperativa Olivicola Casolana nella categoria Fruttato leggero (blend a base intosso e gentile di Chieti). Nella stessa categoria gran menzione (per il secondo anno consecutivo) al giovane oleificio La Farciola, di Lanciano, (blend aziendale a prevalenza gentile di Chieti e moraiolo).

Tipica dell’estremo areale ai piedi della Maiella, la tradizionale oliva ndosse traina il territorio di Casoli “Citta dell’Olio” e l’Abruzzo tutto sulla ribalta olivicola internazionale “in una annata in cui non è stato facile emergere per le aziende abruzzesi arrivate a scontrarsi con il gotha della produzione italiana e non solo” come riconosce il capopanel e fondatore del concorso veronese Marino Giorgetti, ambasciatore mondiale dell’olio a denominazione di origine protetta.

“Le Gran menzioni Sol d’Oro” puntualizza Giorgetti “sono un risultato comunque più che accettabile se paragonato ad altre regioni che nulla hanno ricevuto e che mantiene l’Abruzzo tra le migliori produttrici di olio extravergine di oliva”.

La premiazione è fissata al prossimo 17 ottobre a Verona, “Sol & Agrifood special edition” in concomitanza con Vinitaly.

Rustica ed elegante, armoniosa nel potente corredo olfattivo e fenolico (ricco di preziosi antiossidanti naturali) e tradizionalmente caratterizzata da duplice attitudine – oliva da mensa e da olio – l’Intosso di Casoli è presidio Slow Food, un vanto del terroir casolano e dell’olivicoltura abruzzese d’eccellenza. Merito della combinazione ideale e perfetta tra natura (terreno calcareo ricco di sassi e di scheletro), microclima (di media montagna) e selezione varietale custodita dall’uomo. Condizioni ambientali uniche ed estreme in grado di tenere testa agli stress climatici ormai all’ordine del giorno, gelate repentine, lunghe ondate di calore e siccità senza cedimenti della pianta sotto il profilo vegetativo e qualitativo- sensoriale del prodotto che sia olio evo oppure oliva da tavola , racconta ad Abruzzo EconomiaTommaso Masciantonio, maestro d’olio e agricoltore custode dell’Intosso di Casoli. Una produzione di nicchia pari al cinque per cento della produzione olivicola abruzzese e ciò nonostante divenuta eccellenza del made in Italy grazie alle ripetute affermazioni in ambito internazionale. 

Quello dello storico Trappeto di Caprafico è un patrimonio ultrasecolare di 5mila piante eroicamente custodito dai Masciantonio per generazioni e che oggi con Tommaso jr vive una entusiasmante stagione senza precedenti. .

Con l’intosso allevato (in regime bio) sulle Piane di Caprafico, ai piedi della Maiella, Tommaso Masciantonio ha trionfato sul podio veronese nelle ultime ininterrotte otto edizioni. Il suo appassionato, maniacale lavoro di riscoperta e valorizzazione delle cultivar del territorio lo vede primeggiare da qualche tempo anche con la varietà Crognale di Casoli, è di questi giorni il premio Leone d’Oro International nella categoria Monovarietale, peraltro unico abruzzese in classifica.

Nell’assecondare la natura difendendo le coltivazioni tradizionali c’è la risposta per far fronte  alle anomalie climatiche che affliggono il fare agricoltura oggi” afferma l’esperto produttore (anche di vini del territorio) di Casoli.

Varietà di piante in simbiosi da sempre con un territorio estremo sopportano senza particolari problemi le ricorrenti anomalie climatiche a differenza diimprobabili repliche della stessa cultivar impiantate sul fondovalle o su terreni di natura argillosa massimamente esposti a squilibri idrici” sottolinea Masciantonio. “Cosa che non accade in quota sull’altopiano. Il terreno calcareo pieno di sassi scherma l’evaporazione e drena le piogge molto abbondanti, è la peculiarità del luogo che mette in condizione la pianta di difendersi da sola” . “ Al contrario, ed è scientificamente provato” conclude “ che la stessa cultivar portata in terreni /ambienti diversi ha andamenti diversi: sulla costa qualsiasi pianta d’olivo non accumulerà gli stessi polifenoli”.

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