Be Spoke. Be De Thomasis

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Cambio d’abito per De Thomas che, dopo 46 anni di ininterrotta attività, ha tutti i numeri
per indossare e far indossare il vero su misura

Di Maura Di Marco

Due sorelle. Simona ed Alessandra De Thomasis. Una storia nata nel ’73. Un primo cambio d’abito nell’83, da Zelli a De Thomas; un secondo, nel 2018, nella forma, ma mai nella sostanza. La stoffa l’hanno ripresa dalla madre Antonina, ma da vere persone di talento, sono riuscite a trovare un proprio stile, dinamico e frizzante come il giallo limone che ha colorato il loro Summer party del 21 giugno scorso. Una piacevole serata per brindare con un cocktail, anche quello su misura, ai primi 100 abiti della nuova impresa De Thomasis: il Be Spoke, come recita il loro claim. Il semplice cucito addosso non basta più: quello si trova anche nei negozi che, per via della crisi, si approvvigionano sempre meno o nella grande rete dove cedere alla tentazione di un abito sartoriale non è più roba per ricchi. Chiunque può comprarsi “un su misura” ed avere così la sensazione, per un giorno o per un mese, di unicità ed eleganza. Ma il Be Spoke: beh, quella è un’altra storia. Parte dalle misure antropologiche del soggetto: antropo, uomo, e logia, studio. E quanto studiano Simona ed Alessandra: analizzano la forma della scapola, misurano le spalle, il bacino e la lunghezza degli arti. Prendono appunti che poi si trasformano in tela e da tela, dopo un secondo sdifettamento (termine tecnico che sta ad indicare l’eliminazione di tutte le imperfezioni) si trasformano in modello e, da modello, in capo di abbigliamento. Ed un buon capo può partire da una base di dieci passaggi a mano con
5.000 punti fino
ad arrivare alla
personalizzazione
completa con una
quantità infinita
di rifiniture.

Ma la storia di
un capo Spoke 
non finisce qui:
 meglio, dunque,
non perdere il
filo del discorso. Simona ed Alessandra mettono a diposizione dei loro clienti, alcuni dei quali hanno deciso di posare in un divertente calendario natalizio (tutti gli scatti su www.dethomasis.it) ben oltre 10.000 tessuti e 100 fodere, tutte rigorosamente naturali e con una forte traspirabilità (basti pensare che la tela che serve per costruire il modello è fatta in prezioso pelo di cammello). Non c’è bisogno di dire che siano “Made in Italy” ma è bene scoprire che vengono tutti da Biella, la città con la più alta concentrazione di lanifici, per incontrarsi a Pescara dove ha sede De Thomasis che, forse pochi lo sanno, è la città dopo Napoli con la più lunga tradizione di sarti. Questo è anche il motivo che spinge le due sorelle a cercare forme
di collaborazione tutte “Made in Abruzzo”: dalla camicia perfetta alla bretella più trendy, dalla cravatta ai bottoni. Bottoni in corozo, corno, madreperla e cotone: bottoni che chiudono il discorso “abito” e ne riaprono mille altri ancora, in quella atmosfera così distesa e familiare che si respira nell’atelier De Thomasis. Fra le recenti soddisfazioni professionali, le due brillanti sorelle vantano la realizzazione degli abiti indossati da Vittorio Cecchi Gori per il docu- film che lo vedrà protagonista nella prossima stagione televisiva italiana. Bene. Adesso la storia del capo Spoke è davvero finita: tutti i passaggi sono stati realizzati, a mano e con sapienza, senza mai perdere lo sguardo cosmopolita di queste due giovani donne che, da Pescara, sognano di fare capi a domicilio a New York, Dubai e Singapore (già li realizzano per Roma e Milano). Anzi no: abbiamo dimenticato di dirvi una cosa, forse la più importante. Questa lunga storia del capo Spoke, che parte dallo studio della fisicità del cliente, passa
per la scelta del bottone più cool ed arriva alla consegna anche fuori Pescara, dura giusto tre settimane: un tempo, anche questo, pensato su misura, per soddisfare le esigenze dell’uomo del terzo millennio.

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