Giordano Riello, vicepresidente dei giovani di Confindustria

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Da poco, ricopre l’importante ruolo di vicepresidente nazionale dei giovani imprenditori di Confindustria. Alla soglia dei suoi 28 anni, questo è solo l’inizio di una carriera  imprenditoriale tutta in ascesa

Di Isabella Pennoni

Un ragazzo brillante che non ha bisogno di presentazioni, dalla grande signorilità e nobiltà d’animo, Giordano Riello si distingue anche per il suo vivace ed intraprendente spirito imprenditoriale. Fermo sostenitore dell’imprenditoria rigorosamente “Made in Italy”, un plus in cui crede fortemente e che, con le sue competenze, cerca di valorizzare e far conoscere sempre di più all’estero, attraendo investitori nel nostro Paese.

Giordano, lascio a te la presentazione delle attività imprenditoriali che ti vedono protagonista.

«Già nel Cda della Aermec, solida azienda di famiglia nel campo dei condizionatori, nel giugno 2013 dò vita alla società EN Srls con sede sociale a Gorizia insieme ad altri due soci. Si tratta di un’azienda ingegneristica operante nel settore della green economy e della riqualificazione energetica di impianti. Nel giugno 2014, creo il marchio N+ per la produzione di illuminazione a LED per edifici industriali, privati, uffici. Ad aprile 2016, la EN Srls si trasforma in NPLUS S.r.l., della quale divento presidente e nella quale entra al 10%, il Gruppo Industriale R.P.M. Decidiamo successivamente di aprire un nuovo insediamento produttivo a Rovereto (TN), nel cuore del Polo della Meccatronica, focalizzandoci sulla produzione di elettronica di controllo dei sistemi di illuminazione a LED e di termostati, con applicazioni al settore ferroviario e delle telecomunicazioni. L’8 febbraio 2017, creiamo le società Nplus Lighting S.r.l., azienda specializzata nella progettazione e produzione di apparecchiature illuminotecniche e Nplus Marine & Rail S.r.l., che si focalizza su cablaggi ed elettronica per il Trasporto Pubblico Passeggeri, in particolare, nel settore navale e ferroviario. Entrambe le società sono controllate rispettivamente per il 70% ed il 72% dal gruppo Nplus. Queste le mie ultime ed attuali attività imprenditoriali che mi impegno costantemente a curare e far crescere con l’aspettativa e la volontà di fare sempre meglio».

 

Dal punto di vista imprenditoriale, cosa conosci della nostra regione? Hai mai avuto modo di confrontarti con nostre realtà, anche non del tuo stesso settore?

«Abruzzo per me significa anche tanti amici. Ho avuto la fortuna di tessere, attraverso Confindustria, tante amicizie in tutta Italia. Con i colleghi abruzzesi ho un particolare e forte legame da anni. Ho trovato imprenditori capaci, motivati, coraggiosi e con visione. Persone che lavorano instancabilmente, orgogliose della loro regione che, proprio per questo, hanno reso questa terra una delle regioni del meridione più industrializzate d’Italia. Basti pensare alle eccellenze nel settore dei trasporti, della metalmeccanica, dell’alimentare, della chimica e del turismo. Confrontandomi con i vostri imprenditori, anche di altri settori, ho potuto prendere tanti spunti che ho portato nella mia azienda e che hanno contributo a farmi crescere non solo dal punto di vista industriale ma, anche e soprattutto, dal punto di vista umano».

 

Il tuo lavoro ti porta molto spesso all’estero. Quali prospettive immagini per il mercato e l’economia nazionali?

«Negli ultimi due mesi sono stato in sette Paesi e due continenti. Stiamo analizzando i mercati del mondo, cercando di capire quali siano le migliori opportunità attraverso le quali il nostro gruppo industriale possa crescere e migliorare. Bisogna fare molta attenzione perché nel mondo, come in Italia, non è tutto oro quel che luccica e spesso si rischia di prendere grandi abbagli e perdere tempo e soldi. Certo è che nel mondo le opportunità sono tantissime e tra tutti i Paesi io credo che l’India, nella quale sono stato due volte nelle ultime due settimane, potrà regalare alle nostre imprese ed alla nostra economia grandi opportunità e soddisfazioni. Non è un mercato facile e tanto meno immediato. Bisogna avere pazienza e tenacia ma d’altronde queste sono due caratteristiche intrinseche ad ogni imprenditore. Il mondo chiede il “Fatto in Italia”, se il Made in Italy fosse un brand sarebbe il terzo più conosciuto dopo Visa e Coca Cola. Abbiamo quindi una enorme opportunità da valorizzare e nella quale credere perché, non nascondiamoci, noi italiani siamo spesso i peggiori ambasciatori della nostra nazione. Io sono orgoglioso della mia Italia, sono orgoglioso di tutte le nostre aziende e sono estremamente orgoglioso del fatto che, Italia, oltre ad una nazione, sia un simbolo ed uno status per il resto del mondo».

L’intervista completa sul numero AE di luglio-agosto, in tutte le edicole abruzzesi.

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