Marina Catena, la militare abruzzese che combatte la fame

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Per Marina Catena, portavoce del World Food Programme per l’Italia, la fame nel mondo non è solo un problema umanitario ma economico

Di Raffaella Quieti Cartledge

Originaria di Ortona, Marina Catena è stata la direttrice del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite per la Francia e il Principato di Monaco (con sede a Parigi), la più grande agenzia umanitaria del mondo che, ogni anno, assiste oltre ottanta milioni di persone in ottanta paesi. Recentemente è arrivato un altro prestigioso incarico con la nomina di portavoce del Programma Alimentare Mondiale (World Food Programme) per l’Italia.

Marina è stata insignita di diversi riconoscimenti e premi internazionali per il suo impegno per la pace in diversi Paesi del mondo e vanta un curriculum ricco di esperienze transfrontaliere in zone di conflitto come quella in Kosovo in qualità di rappresentante speciale ONU (UNMIK), nel giugno 1999. Da questi due anni in prima linea, è nato il suo libro Il treno di Kosovo Polje (Sellerio) per il quale ha ricevuto il Premio di Narrativa “Il Paese delle Donne”.

E che dire, dell’esperienza a Baghdad (Iraq) dove è stata inviata nel 2003 come consigliere speciale per la Missione “Antica Babilonia”, responsabile dei progetti della cooperazione italiana a favore delle donne irachene? Diventata Tenente dell’Esercito Italiano (Riserva Selezionata) nel 2005, due anni dopo è partita con la Brigata Paracadutisti Folgore per il Libano come consigliere del comandante della Missione Leonte (UNIFIL). Anche qui, un libro, Una donna per soldato: diario di una tenente italiana in Libano (Rizzoli). Infine, durante il vertice del G8 a L’Aquila (2009) è stata responsabile dell’organizzazione dell’evento delle First Ladies e delle relazioni esterne per l’immagine della Regione Abruzzo nel mondo.

L’intervista sul numero AE di luglio-agosto, in tutte le edicole abruzzesi.

 

 

 

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