Iran – Parigi – Abruzzo

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Illustri personaggi politici di tutto il mondo, incluso l’Abruzzo, condannano le violazioni dei diritti umani in Iran e chiedono la democrazia, attraverso la quale è possibile far crescere l’economia distribuendone i frutti a tutti i cittadini

I primi di luglio si è tenuta a Parigi una grande conferenza, la più consistente e rilevante assemblea di iraniani all’estero che lotta per l’affermazione dei valori democratici nel proprio Paese. Per l’occasione, infatti, migliaia di espatriati dall’Iran si sono uniti a centinaia di illustri personaggi politici del mondo arabo, degli Stati Uniti e dell’Europa, a sostegno della coalizione dell’opposizione iraniana, il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), e della sua Presidente (e già, una donna) Maryam Rajavi. Tra i presenti alla conferenza c’erano anche l’ex-ministro degli Esteri Giulio Terzi e i senatori Bartolomeo Pepe, Nicoletta Favero, Antonio Razzi, Valeria Cardinali, Luigi Campagna e i parlamentari Roberto Rampi Mariano Rabino che, a prescindere dalle diverse appartenenze politiche, hanno sostenuto la richiesta di un futuro migliore per l’Iran.

C’è una grande comunità di iraniani in Abruzzo, dissidenti politici costretti a fuggire, negli anni ’80, dalla morsa spietata dell’integralismo islamico di Teheran, per via delle loro attività contro il regime e per la democrazia. Per Esmail Mohades, portavoce dell’Associazione dei laureati iraniani in Italia, residente da anni all’Aquila: «L’appoggio di cui gode l’attuale presidente Rouhani è pari solo al 4%, per questo la comunità internazionale deve immediatamente attivarsi affinché la sovranità del popolo possa esprimere una propria maggioranza». L’Iran conserva il primato di Paese con il più alto numero di pene capitali (secondo Amnesty International, 567 condanne nel 2016), «molti diritti fondamentali e specialmente i diritti delle donne vengono costantemente violati – precisa la senatrice Nicoletta Favero -. Attraverso la tortura, la violenza e l’oppressione, il regime terrorizza la popolazione per mantenere la sua influenza».

Maryam Rajavi è stata il personaggio chiave della manifestazione, come presidente del CNRI ha esortato tutti i presenti ad appoggiare la richiesta di un Iran libero (l’hashtag #FreeIran è stato il leitmotiv del raduno): «Il nostro popolo vuole una costituzione basata sulla libertà, sulla democrazia e sulla parità. È arrivato il momento che il mondo presti attenzione alle richieste del popolo dell’Iran». Teheran ha un ruolo strategico nei conflitti in Medio Oriente e nel sostegno al terrorismo: «Nel corso degli ultimi 38 anni – sottolinea Rajavi – i mullah sono stati impegnati nella guerra contro l’Iraq e il popolo della Siria, cercando lo scontro con la comunità internazionale per costruire una bomba atomica. La Resistenza Iraniana è fiera di essere stata pioniera nel difendere la Siria e ha aperto la via ad un Iran non-nuclearizzato».

Che una parte cospicua del Medio Oriente sia unita nella sua posizione contro l’attuale politica iraniana è stato dimostrato dalla partecipazione di numerose delegazioni arabe: «Il popolo iraniano è stato la prima vittima della dittatura di Khomeini», ha detto Turki Faisal, ex-ambasciatore saudita negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Tanta la solidarietà da parte dei politici e dei personaggi provenienti da Stati Uniti ed Europa. Tra gli americani c’erano l’ex-portavoce della Camera Newt Gingrich, il senatore Joseph Lieberman, il sindaco Rudy Giuliani, l’ex-presidente del Comitato Nazionale Democratico e governatore Ed Rendell.

Per il senatore Antonio Razzi, presente da anni all’appuntamento parigino del CNRI: «I governanti teocratici al potere in Iran fanno affidamento esclusivamente su una brutale repressione interna, sull’esportazione del terrorismo e sull’incitamento delle divisioni settarie nella regione per restare aggrappati al potere. Esiste un’alternativa iraniana interna e percorribile, che rappresenta un chiaro piano d’azione per un Iran libero, democratico e laico. Il CNRI e il suo presidente lottano da più di 30 anni per questo. Noi in Occidente dobbiamo riconoscerli e sostenerli».

Infine, Giuseppe Morganti, politico sanmarinese, ha evidenziato le potenzialità dell’Iran se soltanto abbracciasse la democrazia: «Sappiamo che sono numerosi i cittadini che con coraggio all’interno del Paese protestano contro la repressione, fra questi moltissimi giovani e tantissime donne. Si tratta dell’espressione di un Iran giovane, moderno che ha a cuore il proprio futuro, che sa che solo attraverso la democrazia è possibile far crescere l’economia distribuendone i frutti a tutti i cittadini. Un Paese così grande è strategico nel contesto dell’intero Medio Oriente e se fosse gestito attraverso i canoni della democrazia, potrebbe svolgere un ruolo fondamentale nei processi di pace».

 

1 COMMENT

  1. Grazie mille per l’articolo pubblicato su un evento cosi grande e importante non solo per i dissidenti Iraniani ma per l’argomento ” Terrorismo e integralismo Islamico” che è molto attuale.
    Quando parlo con gli amici italiani di questo evento, del partecipazione ilustri personaggi internazionali e dopo che vedono le foto del publico, mi chiedono: ” come mai non abbiamo sentito niente!!”
    Io rido e mi sento come iraniana fortunata di aver conosciuto la Resistenza Iraniana e aver partecipato questo evento extraordinario.
    Buon lavor, Sonia

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