D.One, viaggio nel tempo e nel gusto

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Il successo di un modello di accoglienza che trasforma un borgo dell’entroterra abruzzese, lanciando il progetto D.One Ristorante-Albergo Diffuso, ristorazione gourmet combinata a ospitalità esclusiva sul territorio

Di Jolanda Ferrara

Dormire in suite ovattate dalle pareti in pietra, uscire per la colazione nel bar in piazza dove il tempo scorre pigro tra chiacchiere e partite a carte, respirare l’aria tersa della collina e con lo sguardo a perdersi tra i monti del Gran Sasso-Laga e l’Adriatico, immergersi nell’esperienza gourmet del ristorante stellato e lasciarsi sorprendere dall’inatteso. Arte, storia, gusto, creatività. Un viaggio nel tempo, l’ingresso a un modo inaspettato, la formula magica del D.One Ristorante-Albergo Diffuso sulla collina di Montepagano (Roseto degli Abruzzi), borgo medievale un tempo Granducato, in rimonta nei percorsi turistici e gastronomici più esclusivi grazie all’appeal del dirompente, innovativo progetto di ritorno al futuro messo in campo nemmeno tre anni fa da un’imprenditrice accorta e preparata, rosetana di origine, Nuccia De Angelis. E da un executive chef, il brindisino Davide Pezzuto, solide basi classiche e sconfinata creatività, ricerca, cucina fusion e amore incondizionato per la terra. La sua di appartenenza, l’Alto Salento, e quella di adozione, l’Abruzzo. Stellato Michelin lui, Ristoratore dell’anno (2019) per Gambero Rosso lei. Due percorsi paralleli e complementari, l’esperienza dell’uno preziosa per l’altro e viceversa, una combinazione esplosiva. Più di tanti aggettivi, riconoscimenti e report della stampa di settore, anche internazionale, lo raccontano il vento di novità che tira fra le antiche mura del borgo, il crescente viavai, soprattutto nella bella stagione, di turisti stranieri e “forestieri” da ogni parte d’Italia, l’ottimismo che deve necessariamente accompagnare un’operazione tanto ambiziosa, coraggiosa, rivoluzionaria.

Nuccia De Angelis e Davide Pezzuto

Trasformare un borgo appartato dell’entroterra abruzzese in modello esclusivo di accoglienza è la lungimirante scommessa della società Mar che ha lanciato il progetto Montepagano 1137, ristorazione gourmet combinata a ospitalità esclusiva, diffusa sul territorio. Un format in piena espansione che, un pezzo alla volta, va sottraendo all’oblio antiche fucìne, fondaci, cantine, vecchie stalle, dimore abbandonate per recuperarle a nuova vita. Ambienti logorati dal tempo trasformati in confortevoli suites dotate di servizi all’avanguardia, lasciandone immutato l’antico fascino. Un po’ nel solco del primo albergo diffuso creato in Abruzzo dal visionario imprenditore italo-svedese Daniele Kihlgren a Santo Stefano di Sessanio (AQ), gioiello mediceo nell’Abruzzo aquilano. Qui a rendere inedito il progetto nel suo genere è la realtà del ristorante diffuso, stellato dalla autorevole “Rossa” già dal primo anno di apertura, il regno di Davide Pezzuto.

Accade che mentre fino a prima dell’apertura del D.One ci si spingeva sulla collina di Montepagano per immortalarsi sul panoramico, romantico affaccio da una delle antiche porte di ingresso al paese, oggi dalla costa salgono per un selfie accanto alla Stella Michelin placcata all’ingresso del ristorante, racconta sorridendo la patronne, Nuccia De Angelis. «Non ho clienti paganesi, qui in paese sono rimasti forse duecento anziani, non essendoci più bambini hanno chiuso la scuola elementare e l’ultimo supermercato ha chiuso due anni fa. Sono rimasti il bar in piazza e la tabaccheria. Abbiamo pensato necessariamente a una proposta da offrire a chi viene da fuori. Per scongiurare la chiusura del bar offro la colazione a chi pernotta nelle nostre dimore. Se a tutta prima sembra scomodo scendere al bar, poi i clienti restano sorpresi nell’assistere a un piccolo spaccato di vita del paese con gli anziani raccolti intorno alle carte fino all’ora di pranzo, l’atmosfera tranquilla e paesana, un saluto, un sorriso anche se non ci si conosce. Gli abitanti che vincono l’iniziale ritrosia diventano personale di prima accoglienza, parte integrante dell’albergo diffuso, un modello di turismo orizzontale che promette un’esperienza vera, esclusiva».

Un racconto che accompagna il visitatore per tutto il tempo qui trascorso, in ogni suo passo. Ognuna delle suites, cinque attualmente fruibili, è chiamata con l’antica funzione che aveva un tempo: la Riservetta, l’Archibugiera, la Casermetta. «Teniamo vivo il ricordo di ciò che sono state, lo racconteremo anche per iscritto in ogni abitazione» dice Nuccia candidamente. «In questo borgo la storia ha lasciato segni importanti, nonostante la decadenza le vecchie abitazioni conservano un grande valore affettivo e questo tiene alto il prezzo d’acquisto dell’immobile, quando si decide di venderlo».

Da borgo in abbandono a borgo gioiello – è questa in definitiva la candidatura ultima – in una cornice di incantevole, intatta bellezza. Motivo di attrazione turistica, nuovi investimenti, nuova economia, nuova agricoltura, artigianato. L’economia di una volta, riassume chef Pezzuto, «nel tempo Montepagano potrà diventare un centro commerciale naturale dove trovare quello che nella Gdo non puoi avere». «Ho accettato un impegno finanziario così importante guardando in prospettiva, con entusiasmo e fiducia. Tempi necessari di assestamento e ci sarà una ricaduta positiva, i primi segnali già si intravedono, intorno al D.One sono sorti alcuni b&b, affittacamere, ristorantini, trattorie». Senza tralasciare l’opportunità di nuova occupazione per addetti alla sala, cucina, camere, non solo delle nostre strutture. Nuovi visitatori al locale Museo della cultura materiale (aperto tutti i giorni) di cui alcuni pezzi straordinari sono stati in mostra temporanea al D.One: un abito da sposa dell’800, camiciole realizzate con la seta dei paracadute dei soldati, stoviglie ricavate da residui bellici. Nuove collaborazioni anche con lo storico Istituto d’arte Grue di Castelli, in crisi di iscrizioni in seguito ai danni del terremoto e ora rianimato dalle nuove commesse: piatti e stoviglie in ceramica d’autore con forme nuove per la cucina gourmet del D. One. E l’esposizione straordinaria di pregiati pezzi storici dal museo: «Col prossimo Natale – anticipa Nuccia – esporremo nel nostro ristorante un presepe artistico realizzato dai maestri ceramisti negli anni ‘50». C’è poi la collaborazione con i vicini istituti alberghieri di Giulianova e Teramo, sistematicamente invitati a “studiare” dal vero il lavoro in un ristorante stellato. Un modello che fa e continuerà a fare scuola, sinergie col territorio che diventano valore di marketing.

 

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