Birre artigianali e cucine in trasferta, incontri d’autore al risto-pub di Selva Alta

0
2935
I protagonisti dell'evento presso La pecora e il luppolo, foto di Valerio Leo.

Di Jolanda Ferrara

Le birre artigianali  di Flaviano Brandi, “Bibibir”,  e la cucina inventiva di “Pèscion”, il ristorante dello chef giramondo Luca Mastromattei. Incontro di passioni  in chiave gourmet in una serata d’autore organizzata da Elio Di Felice, specialista di birra artigianale e patròn de La pecora e il luppolo, risto-pub di riferimento (dodici vie di birre alla spina e oltre duecento etichette dal mondo) a Selva Alta di Mosciano.
Al centro del convivio  il savoir faire di appassionati interpreti del gusto. “Abbiamo  cercato di tenere per mano la costa, i piatti di Luca in trasferta sulle  colline teramane, contestualizzati alle emergenti birre di Flaviano” ha annunciato il padrone di casa che ha personalmente curato l’accostamento delle saporose birre non filtrate nè pastorizzate Bibibir alla cucina di Pescion.
Così Mastromattei, chef cosmopolita rientrato stabilmente in patria, a Pescara, dopo l’intensa esperienza  londinese: “Abbiamo voluto coniugare nelle forme possibili e più delicate i sapori  di mare al gusto deciso delle birre Bibibir, birre con un bel carattere, sicuro e avvolgente”.

Il risotto preparato dallo chef Luca Mastromattei

Triglia pastellata, polpo scottato, risotto gambero e birra blanche speziata (Witaly), baccalà in crosta di pancetta, i piatti abbinati ad alcune tra le originali ricette del mastrobirraio di Castellalto. “Un’esperienza intrigante, che ci piacerà ripetere con altri chef. La cucina in tema con la birra è una peculiarità del nostro locale. Con la nostra cuoca Antonella Pignoloni ricerchiamo una cucina di qualità, nelle serate gastronomiche ci affidiamo all’intervento della chef  Sandra Valentini”  racconta Elio Di Felice.
“Un modo originale di valorizzare i prodotti abruzzesi di qualità. All’Abruzzo voglio bene” il commento di chef  Mastromattei, figlio d’arte (il padre, l’indimenticato Eriberto, ha segnato la stagione d’oro del turismo balneare  nel capoluogo adriatico) con la passione per la cucina gourmet di mare, “Pèscion” appunto, da  qualche tempo trasferitosi  direttamente  sul (lungo) mare tra Pescara e Montesilvano, nello chalet Luna Rossa.
“Mangiare è incorporare  un territorio” dice Luca rilanciando lo slogan di Cucine Social, il talent gastronomico ideato da Mirko Profeta, che lo ha visto di recente protagonista in trasferta teramana  e lo ritroverà coinvolto nella nuova serie di dirette facebook nei ristoranti in provincia di Pescara.
E arriviamo all’emergente Flaviano Brandi, mastrobirraio di Castellalto, testa e cuore del progetto Bibibir – Birra artigianale italiana.  Birre pregevoli le sue, prodotte tradizionalmente a fiamma diretta, con malti pregiati e i migliori luppoli in fiore – la differenza è proprio lì oltre all’acqua del Gran Sasso, “la migliore in assoluto”- nel  microbirrificio di proprietà  a Casemolino di Castellalto.

Flaviano Brandi, mastrobirraio di Castellalto

Dieci anni di homebrewing e di ripetuti viaggi in Belgio sono serviti a Flaviano, 35enne castellaltese, diploma in ragioneria, sposato e con prole. Meritevole  per aver messo a punto una propria tecnica di produzione e un personale progetto di birra, da seguire con attenzione.
Realizzato da un artigiano, l’originale impianto da 20hl a fiamma diretta,  è il fiore all’occhiello di Bibibir, insegna che in tre anni e mezzo dall’apertura è arrivata a contare  una buona ventina di etichette (e ricette).
Per progettare l’impianto – unico nel suo genere – Flaviano si è ispirato ad alcuni impianti tipici belgi che sfruttano il tradizionale sistema  per infusione con aggiunta di acqua bollente. Un’impostazione  del tutto homemade capace  di esprimere “artigianalità e massimo rispetto per le tradizioni”, il suo mantra.  Un lavoro a tempo pieno e una scommessa. Che il mastrobirraio (addetto allo svolgimento di tutta la filiera, compresa pulizia degli impianti) condivide con le due fidate socie, la sorella Martina e la moglie Ottavia.
“Impiego il doppio del tempo tradizionalmente richiesto dalla produzione, ma il risultato è quello che cercavo”, racconta  con passione. Gli crediamo sulla parola. Tempi e modi decisamente “slow” stanno a garanzia di alta qualità organolettica, carattere spiccato dei prodotti, gusto lungo al palato. Ora esaltato dalla più easy e innovativa confezione in  lattina,  un primato pressochè assoluto tra i birrifici artigianali italiani.
“Rendere  bevibili  birre impegnative” la scommessa di Bibibir. Presto vinta e premiata. Dello scorso anno è l’assegnazione de “I Fusti”, premio alla bevibilità ricevuto da Slow Food, così come il titolo di Grande birra alla  Vedo Quadruplo, birra scura di ispirazione trappista. E il titolo di Birra quotidiana per Birrantonio, la più  beverina (“ricetta messa a punto per mio zio, lavoratore in campagna”) e trasversale a tavola, nel catalogo Bibibir. Riconoscimenti anche al mastrobirraio, premiato nella categoria Birraio Emergente  tra i primi cinque in Italia nel 2016, risultato non da poco considerando che si contano circa 1200 microbirrifici sul territorio.
“Non vado alla ricerca di ricette ruffiane, nè di abbinamenti ideali. La birra è fatta per essere bevuta. Gusto pulito e bevibilità devono coincidere” chiude concreto Flaviano.
Non prima però di aver ricordato l’autore delle artistiche etichette che rivestono la sua importante  selezione. Si tratta di  Alessandro Cioci, originario di San Nicolò a Tordino, laurea in Belle Arti all’Aquila, tattoo studio a Teramo. E’ con lui che Flaviano inventa nomi per le sue birre. Oltre alla già citate Witaly e la fortunata Birrantonio, ecco un assaggio delle etichette  più diffuse in bottiglia: Zero Tabù, Vedo Doppio, Vedo Triplo, Vedo Quadruplo, 23 Zero Sei.  E le imperdibili Granapa e  White Shock, “esplosione di profumi accentuata dal confezionamento in lattina”.

LEAVE A REPLY