Tenuta Tre Gemme: il richiamo della terra

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Carla Perrucci

Dopo una carriera brillante come imprenditrice e manager nel mondo dell’information technology, l’abruzzese Carla Perrucci si dedica all’azienda vitivinicola di famiglia

Di Raffaella Quieti Cartledge

Fondatrice dell’azienda Ted Sistemi e, per 13 anni, amministratore delegato di Lexteam all’interno del Gruppo TeamSystem, una delle maggiori aziende informatiche italiane di proprietà di un fondo internazionale di Private Equity, l’ingegnere Carla Perrucci ha ora deciso di mantenere un legame con il mondo dell’alta tecnologia in qualità di consulente. Da circa due anni, le sue radici l’hanno richiamata in terra d’Abruzzo, per dare un brand ed una nuova vita, insieme alla sorella Anna, all’azienda vitivinicola di famiglia.

Come e perchè è avvenuto questo cambiamento di rotta?

«A 50 anni spesso si tirano le somme: dopo molto tempo trascorso a Milano e viaggiando in tutta Italia, nella mia scala di valori ha preso sempre più piede il ritorno alle radici e il desiderio di dare nuova vita ad un prodotto che è stato presente nella nostra famiglia per generazioni. Il fatto di intraprendere questa avventura insieme a mia sorella Anna è stato determinante. La consapevolezza di creare un prodotto e una attività che non si fermeranno a questa generazione, non mi ha lasciato dubbi nell’optare per questa scelta. La mia famiglia ha da sempre un legame forte con la sua terra. Ho trovato un documento di identità di mio nonno nel quale la professione indicata era quella di “proprietario”. Gestiva i terreni come si faceva un tempo, con i mezzadri. Mio padre ha trasformato la proprietà in azienda, con sistemi legati ad una produzione di vino, seppur di ottima qualità, di tipo industriale. Il nostro contributo è stato, quindi, quello di chiudere il cerchio inserendo un marchio di proprietà».

Ci parli dei suoi vigneti e del suo vino…

«I settanta ettari di vigneti da cui nasce il nostro vino sono tutti di proprietà e sono posizionati sulle colline tra il mare e, mutuando le parole di Flaiano, tra le “cattedrali abruzzesi”, le alture. La condizione pedoclimatica è particolare e questo si riflette nel sapore di un prodotto che, definito “austero e pulito”, racchiude nelle sue varie connotazioni la forza delle montagne e la gentilezza della brezza delle spiagge. L’enologo cui facciamo riferimento è il presidente dell’Assoenologi per Abruzzo e Molise, Nicola Dragani, e ci ha aiutate a selezionare un vino che potesse rappresentare la storia che ci contraddistingue. Questo prodotto punta alla sostanza e all’autenticità delle cose, non è appariscente, riflette pienamente la tradizione e l’essenza del territorio».

Partendo dalla qualità del prodotto avete sviluppato il vostro parterre di etichette, quali sono i vini protagonisti?

«Dai vini bianchi come il pecorino e la sua varietà di spumante, molto apprezzato perché si presta ad essere spumantizzato, alla Passerina d’Abruzzo, vino riconosciuto e apprezzato in occasione del Vinitaly, e in altre fiere ed eventi. Come vino rosato il Cerasuolo, in particolare la vendemmia 2017, ha una connotazione delicata, di stile francese, che piace molto. I punti di riferimento dei nostri rossi sono il Montepulciano d’Abruzzo d’annata ed il Montepulciano d’Abruzzo Riserva invecchiato in grandi botti di rovere che, consentendo il mantenimento di apertura e profondità, contribuiscono a creare sapori densi ed interessanti».

Per la lettura della versione integrale dell’intervista, rimandiamo al numero 8 di Abruzzo Economia in edicola!