Una scrittrice australiana per metà abruzzese

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«Sono cresciuta come discendente di immigrati italiani in Australia negli anni ‘70 e ‘80, quando avere origini mediterranee non era ben visto come lo è adesso»

Di Raffaella Quieti Cartledge

Australiana e autrice del libro autobiografico Mezza Italiana, Zoë Boccabella descrive la sua scoperta dell’Abruzzo e della casa d’origine a Fossa (AQ), ed i suoi successivi viaggi nella regione e nel resto d’Italia. Mentre i ricordi dei racconti del nonno prendono vita nella dimora di famiglia, l’Abruzzo le rivela una parte di sé che la trasformerà per sempre.

Cosa l’ha ispirata nello scrivere il suo libro?

«La prima volta che ho viaggiato in Abruzzo, da dove proviene mio nonno paterno, ho avuto la sensazione di tornare a casa. Sono stata nella casa di Fossa, appartenuta ai miei antenati da secoli, e dove è cresciuto mio nonno Annibale. Nonno Anni mi ha raccontato storie di quando era bambino, della zona nella quale è vissuto e di come lasciò parte del proprio cuore quando il padre gli chiese di partire per raggiungerlo in Australia, nel 1939. L’esperienza ebbe un effetto profondo su di me. Passeggiando per paesi, colline, boschi e tra castelli abbandonati, ho sentito subito che l’Abruzzo era una terra unica. Ogni volta che tornavo per esplorare la zona più a fondo, trascrivevo racconti sulla mia famiglia, sulle storie di vari paesi e riflettevo sempre di più sulla mia esperienza di vita crescendo da italo-australiana, e su come mi sentissi divisa a metà, come se non appartenessi del tutto a nessuna delle due culture».

Zoe Boccabella

A quale pubblico ha rivolto Mezza Italiana

«Ho iniziato a scrivere quello che sarebbe diventato Mezza Italiana mentre ero seduta al tavolo della cucina della nostra casa di Fossa, senza sapere che un giorno i miei appunti sarebbero diventati un libro. Nel tempo, ho aggiunto ricerche e storie mentre ne venivo a conoscenza. È stato fondamentale includere la descrizione terremoto del 2009. In particolar modo dopo aver visto come gli abruzzesi hanno reagito a questa tragedia con la loro proverbiale forza d’animo, tempra e tenacia. Ho descritto quello che ho visto e sentito, senza pensare a chi, un giorno, avrebbe potuto leggerlo. Sono cresciuta come discendente di immigrati italiani in Australia negli anni ‘70 e ‘80, quando avere origini mediterranee non era ben visto come lo è adesso, e gli emigrati non erano sempre trattati bene. La scrittura del libro è stata accompagnata dalla speranza che anche un singolo lettore, figlio di emigrati e in una situazione simile alla mia, potesse evitare di rimuovere una parte di sé, come ho fatto io prima di riscoprire le mie origini».

Dove è stato venduto il suo libro, ed ha avuto successo? 

«È stata una bella ed inaspettata sorpresa osservare l’ascesa di Mezza Italiana a bestseller in Australia, e la parte più interessante è stata scoprire che così tanti lettori hanno avuto un’esperienza simile alla mia. Attualmente il libro è disponibile anche in Italia, nel resto d’Europa, nel Regno Unito e negli Stati Uniti».

Nel suo libro paragona l’Abruzzo alle altre regioni del Paese. Quale parte della nostra regione trova unica rispetto al resto d’Italia?

«Circoscritto a ovest dai magnifici Appennini, per molti versi l’Abruzzo è rimasto selvaggio e con zone di difficile accesso, una natura rigogliosa, un’architettura medievale intatta, meravigliosi abitanti dotati di un grande senso pratico, artigiani di talento e cuochi fenomenali. Mentre scrivevo il libro ho viaggiato attraverso l’Italia da Nord a Sud e, spesso, mi veniva chiesto da dove provenisse la mia famiglia. Quando menzionavo l’Abruzzo, le risposte erano molto positive ed evidenziavano un grande rispetto per gli abruzzesi, conosciuti nel resto del Paese come forti e gentili».

Quale pensa sia la maggiore risorsa dell’Abruzzo e cosa dovrebbero fare gli abruzzesi per stimolare il turismo? 

«L’unicità dell’Abruzzo è quella di avere più spazi verdi di qualsiasi altra regione in Italia. Si tratta di una grande risorsa turistica. Un settore del turismo in grande crescita è quello di tour fotografici insieme ad una guida in zone specifiche per riprendere fauna, flora e panorami. L’Abruzzo, con i propri parchi nazionali, laghi, montagne e boschi, orsi, camosci, aquile e lupi, costituisce un’ambiente che si presta bene al settore della wildlife photography. L’Abruzzo ha anche una ricca storia dell’arte che potrebbe essere scoperta con itinerari specifici, tanto quanto la propria tradizione culinaria che, con tour creati su misura, aspetta solo di essere conosciuta dal resto del mondo. L’unicità del suo territorio, inoltre, la rende una location adatta a determinate tipologie di film, come già avvenuto diverse volte in passato».

L’Abruzzo dovrebbe stabilire maggiori contatti con i discendenti dei propri emigrati, e, nello stesso tempo, spingerli a visitare la terra da dove provengono i loro antenati? 

 «È una domanda interessante. Visitare la regione ha rafforzato i miei legami con la zona e mi ha spinta ad incoraggiare altre persone a scoprirla. Per i discendenti di emigranti, può essere un’esperienza arricchente e di grande valore scoprire da dove provengano i propri nonni. Alcuni abruzzesi forse non sanno che molti emigrati in Australia mantengono vive diverse delle tradizioni abruzzesi ad oggi – imbottigliando la propria passata, facendo la pasta alla chitarra, preparando le salsicce e celebrando le feste tradizionali – il tutto per rispetto e per mantenere viva per la loro eredità culturale».

Quale influenza ha avuto, su di lei, la scoperta della regione di suo nonno? 

«La prima volta che sono stata in Italia non avevo idea che sarei rimasta così affascinata dall’Abruzzo.  Il mio viaggio attraverso gli Appennini verso l’Aquila e poi Fossa è stato come se il mio sangue avesse riconosciuto la sua origine e non sono riuscita a resistere all’attrazione magnetica che la regione ha esercitato su di me. L’Abruzzo ha del tutto superato le mie aspettative grazie alla sua bellezza così unica, e mi ha conferito un senso di “ritorno a casa” e di appartenenza. La storia della mia famiglia e i legami ancestrali con il luogo mi hanno portata a tornare nella casa di Fossa per periodi sempre più lunghi. Stranamente, tanto quanto mi sento a casa mia in Australia, ad ogni ritorno in Abruzzo il mio cuore si è aperto di più a questa terra. Sono diventata sempre più fiera della mia eredità culturale italiana e ho avuto il desiderio di condividere la mia esperienza tramite il mio libro. La prima volta che sono arrivata in Italia sono uscita dal treno ed un piccione mi ha lasciato un suo “ricordo” sulla spalla. Secondo il folclore italiano si tratta di fortuna. Per me lo è stata in tutti i sensi».

 

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